Pedersoli Pedersoli
Black powder 10 anni di collezione
1809-2009 -Il trattato di pace di schönbrunn

An IX De Gendarmerie

Durante l’anno 1809 le campagne napoleoniche vedranno gli opposti schieramenti impegnati su vari fronti, da quello portoghese e spagnolo a quello austriaco.
In Portogallo le truppe inglesi di John Moore sconfissero i francesi del generale Soult a Sahagun, a Benavente e a La Coruna, dove si stavano dirigendo per imbarcarsi e lasciare il Paese.
Attorno a Madrid si raggruppava l’armata del duca di Intifado agli ordini del generale Venegas, ma i tentativi di reagire all’occupazione francese venivano subito contrastati, come il 13 gennaio nella battaglia di Uclés dove l’esercito del generale Victor disperse quello spagnolo.
Il 20 febbraio i francesi del generale Moncey abbandonarono l’assedio di Saragozza che, nonostante la lunga e coraggiosa difesa del generale spagnolo Palafox, era ridotta in fiamme e con migliaia di spagnoli caduti eroicamente.
A marzo Soult iniziò la seconda invasione del Portogallo e, dopo essere stato respinto sul fiume Miño da milizie portoghesi, riuscì a conquistare le città di Chaves, Braga e Oporto.
In aprile tornò in Portogallo Wellington per rinforzare il proprio esercito con i reggimenti ricostituiti, con aiuti inglesi, dal ministro della guerra Miguel Pereira Forjaz; sconfisse Soult nelle battaglie di Grijo e Oporto (10-11 e 12 maggio) e si diresse in Spagna per unirsi all’esercito di Gregorio Cuesta e contrastare le truppe di Victor a Talavera, ma certe incomprensioni fra i due comandanti permisero ai francesi di dileguarsi. Cuesta ci provò ancora il 26 luglio ma nulla poté contro l’esercito francese nel frattempo rinforzato da Giuseppe Bonaparte. Il 27 luglio, nella battaglia di Talavera de la Reina, l’esercito francese fu respinto molte volte dalla fanteria britannica. Prima della fine dell’anno gli spagnoli furono battuti nelle battaglie di Ocaña e Alba de Tormes.
In aprile Napoleone restituì il comando ai suoi marescialli per ritornare in Francia a causa delle notizie circa un riarmo austriaco. Carlo d’Austria, infatti, incoraggiato dagli inglesi e imponendo nuovi arruolamenti in Baviera, Sassonia, Olanda e Granducato di Varsavia, dette corpo alla quinta Coalizione antifrancese.
La riorganizzazione dell’esercito austriaco intendeva modificare la situazione sfavorevole verificatasi dopo la disfatta nelle precedenti guerre della terza Coalizione (alleanza, nel 1805 con Gran Bretagna, Impero russo, regno di Napoli e Svezia) e della quarta Coalizione (1806-1807, battaglia di Friedland e trattato di Tilsit), durante la quale i russi e i prussiani non furono di aiuto  agli austriaci, sempre in inferiorità contro la grande armata francese.
Bastarono pochi giorni a Napoleone per prendere in mano la situazione e preparare i suoi piani di battaglia.
La campagna militare della quinta Coalizione, iniziata con un massiccio spostamento di truppe austriache verso la Baviera, fece registrare, in pochi mesi, numerosi scontri fra i due schieramenti, da Ratisbona (9 aprile) fino ad Aspern ed Essling (20 maggio). L’azione finale si delineò quando l’arciduca Carlo si ritira oltre il Danubio ammassando la sua armata nella piana di Wagram, mentre i francesi occupano l’isola di Lobau, trincerata e utilizzata come ricovero per i feriti. La battaglia decisiva, definita poi la più grande delle guerre napoleoniche, ebbe luogo tra il 5 e il 6 luglio proprio attorno all’isola di Lobau e al villaggio di Deutsch-Wagram, 15 chilometri a nord-est di Vienna. Sia l’impiego dell’artiglieria sia le azioni avvolgenti dei reggimenti di fanteria risulteranno determinanti per la vittoria dei francesi guidati dallo stesso Napoleone e comandati dal maresciallo Andrea Massena.
Dopo l’armistizio, firmato nella cittadina boema di Znaim, dove gli austriaci erano stati costretti a ritirarsi, il 14 ottobre i delegati dei due imperi firmarono il trattato di pace di Schönbrunn (o trattato di Vienna). L’Austria dovette riconoscere Giuseppe Bonaparte quale sovrano di Spagna, cedere importanti territori al regno d’Italia e alla Francia, pagare una indennità di guerra e ridurre il numero dei soldati del proprio esercito.
Il trattato di Schönbrunn sottolineò come l’ennesima coalizione antifrancese avesse fallito e come Napoleone avesse raggiunto il massimo della sua potenza militare.
Nella duecentesima ricorrenza di quegli eventi, e nella sesta tappa del progetto “Dieci anni di collezione”, la Davide Pedersoli ha riprodotto la pistola da gendarmeria modello An IX. Come accadeva per le armi destinate alla cavalleria, essa veniva fabbricata in coppia, e fino al 1819 la manifattura imperiale di Maubeuge ne produsse 32.000 paia.
Nonostante la denominazione riferita alla gendarmeria, era consuetudine fornire questa piccola arma in dotazione anche agli ufficiali di fanteria. L’arma è in calibro 15,2 mm, con canna lunga 128 mm; la lunghezza totale è 250 mm. Sull’impugnatura è incassata una medaglia che riproduce un esemplare coniato per celebrare la pace di Vienna: al centro la figura dell’eroe che tiene nella mano sinistra una torcia accesa e rivolta verso un cumulo di armi distrutte, mentre con la mano destra sta per deporre un ramoscello di ulivo sull’altare della pace.
L’arma è accompagnata dal proprio Certificato di Autenticità stilato su carta tipo pergamena e limitata a cinquecento esemplari destinati ai collezionisti francesi, italiani e tedeschi.
A richiesta è disponibile il cofanetto, singolo oppure doppio, con rivestimento interno in tessuto e coperchio con pannello di vetro: un importante complemento che permetterà di esaltare il fascino dell’arma e attribuirle una indiscutibile eleganza.


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